16 luglio 2009. Ornella Fulco racconta “Il tempo imperfetto” di Francesco Piccolo
È certamente fra i luoghi comuni più divulgati il rimpianto che i giovani non siano in grado di godere la giovinezza, mancando di mezzi, tempo ed esperienza e che, al pari, i vecchi non possano approfittare della vecchiezza, difettando di energie e di voglia di vivere. Sul motivo dell’illusione di un esistere a rovescio – che cominci con il nascere vecchi e termini con il morire infanti – è incentrato Il tempo imperfetto, romanzo breve di Francesco Piccolo.Nell’ipotetico ed indefinito futuro del libro i progressi della genetica hanno trovato il modo di invertire l’orologio biologico degli esseri umani al momento della nascita: invece di bambini urlanti, al termine di una procedura misteriosa della durata di tre giorni (quasi una citazione evangelica indiretta), dagli ovuli fecondati prelevati dalle madri nascono vecchi decrepiti, privi di forze e decisamente turbati dai moti d’entusiasmo dei giovani genitori intorno a loro.
La vicenda di Carlo e Teresa, coetanei e appartenenti a questa nuova razza di umani dal corso biologico invertito, è risolta nei toni lirico-esistenziali di un ordito che oscilla fra la descrizione delle vicende e degli stati d’animo dei due personaggi e l’affresco corale di un mondo emotivamente proteso verso il sogno di una vita riparata dal soffrire. Sulla carta sembrerebbe una società perfetta, ma si avverte che qualcosa non funziona con lo scorrere delle pagine: i giovani che si godono la meritata pensione al meglio delle proprie possibilità psico-fisiche, gli adulti che non sono oppressi dal problema della disoccupazione, gli anziani per natura portati alla contemplazione, allo studio ed alla lettura, insomma tutti i risvolti in positivo della cronologia umana rovesciata non sembrano riuscire, comunque, a pareggiare il conto con le anomalie che vengono a provocarsi.
E così è inevitabile quella patina di malinconia e di sconfitta che pervade la trama del romanzo che è il racconto di un fallimento, di una corsa verso il nulla molto più triste dell’antico procedere di sempre dalla nascita alla giovinezza, alla vecchiezza, alla morte.
Ornella Fulco
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